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giovedì 5 marzo 2015

Quello che ci piace della pedagogia steineriana

Avendo un pupetto ancora piccolo, il capitolo educazione scolastica non è ancora - quasi - stato sfogliato. In verità, alcuni mesi or sono, complice l'incontro con la dottoressa maga e l'avvicinamento alla dottrina antroposofica (di cui parlo anche qui e qui ) avevo iniziato a informarmi su percorsi educativi per così dire alternativi al sistema scolastico tradizionale. In particolare mi sono imbattuta nel pensiero di Rudolf Steiner, che, tra le altre cose, ha lavorato molto sull'educazione. Avendo solo raccimolato  briciole di conoscenza al riguardo non ho la pretesa di riassumere qui il pensiero di questo signore direi illuminato, le cui ricerche hanno spaziato dalla medicina all'agricoltura, all'architettura, all'esoterismo,...Volevo condividere con voi semplicemente ciò che finora ho appreso, quello che mi è rimasto - e di cui ho bisogno per il momento in quanto mamma alle prime armi - e ciò che mi sembra di poter mettere in pratica oggi.


Un concetto che ho apprezzato di Steiner, soprattutto nel mondo di oggi che va a 2000 mega, in cui il mio bimbo (mio malgrado) prima che ha dire tre parole in fila ha imparato a far scorrere con il ditino cicciotto le icone su un touch screen, è quello di lentezza. Un concetto cui rifarsi spesso e declinato su vari fronti. Lentezza quotidiana, lentezza nell'apprendimento, nell'alimentazione, nel gioco, nella malattia. Lentezza intesa come pazienza, come fare una cosa per volta invece di cento.

Nelle scuole cosiddette steineriane o Waldorf, fin dalle prime classi un po' di tempo è dedicato alla preparazione a mano del pane. Fare il pane richiede lavoro, ma soprattutto richiede tempo, attesa, pazienza (io stessa, neofita del campo, me ne sono accorta non senza un certo piacere ). Un'idea difficile da inculcare nelle nostre teste adulte, noi che esigiamo sempre più frequentemente una gratificazione immediata, tutto e subito.

La pedagogia staineriana dice il contrario rispetto a buona parte delle concezioni educative - chiamiamole - tradizionali. Sostiene la gradualità - mooolto graduale - nell'apprendimento, laddove normalmente molti vedono come positivo e giusto il fatto che un bimbo di quattro anni sappia già leggere e scrivere. Che a sei anni un bambino vada, oltre che a scuola, a nuoto, a calcio, a danza, a musica, a inglese,... Nell'ottica di Steiner invece la mente dei piccoli, assorbente come una spugna, deve essere riempita il più lentamente possibile. Per restare all'esempio, uno studente Waldorf imparerà a scrivere attorno ai 7 anni, quando avrà raggiunto la giusta maturità per questa attività (quando "con il cambiamento dei denti, manifesta una prima tappa conclusiva dello sviluppo corporeo" come ci spiega Steiner). E poi al pomeriggio giocherà molto, magari ai giardini anche se pioviggina - però ben coperto!- (Bellissimo il suggerimento di Sabrina per un'avventura all'aperto). Noi oggi la fuggiamo come la peste, ma per un bambino (così come anche per un grande), benvenga la noia, dice Steiner. Annoiarsi è salutare: ci permette di fermarci e osservare. Aiuta a riflettere, permette di tirare fuori idee, ci spinge a migliorare.

Gli studenti delle scuole Waldorf si relazionano dai 6 ai 14 anni (o dalla prima all'ottava classe) con un unico maestro, quasi una guida più che un insegnate. Si apprende attraverso attività pratiche, favole. poesie, racconti, disegni (questo programma di una scuola steineriana lo spiega bene). Si sta molto all'aperto, si lavora la terra, si impara a cucire e a lavorare a maglia (maschi e femmine). Si fanno le pulizie (anche i genitori), una pratica questa molto diffusa in Giappone, dove il livello di civiltà della popolazione è tra i più alti del mondo. In generale, non c'è fretta, ogni cosa a suo tempo.
Sono di norma "banditi" oggetti di uso comune come cellulari, computer, ecc...sembra di stare un po' sospesi in un tempo passato, che non si capisce bene quale sia.

Molte delle linee guida della pedagogia Waldorf mi affascinano. Nel nostro piccolo, abbiamo preso spunto cercando di proporre a Leonardo un certo tipo di giochi (poca plastica, niente luci o suoni assordanti, pezzi di riciclo o "di imitazione" delle attività degli adulti...) e attività. Sotto l'albero gli abbiamo fatto trovare Karl, una piccola bambola - o meglio bambolo - Waldorf dai tratti semplici e materiali naturali. Karl a poco a poco è diventato un suo grande amico e Leonardo inizia a prendersene cura. Siccome mostrava una passione smodata per il nostro aspirapolvere, Babbo Natale gliene ha portato uno piccolo e rosso (detto "vuuuu"). Stracci ("ciaccio") e stoffe sono sempre in giro, così come il phon (con cui Leo asciuga scrupolosamente i capelli di Karl).

Insomma quello che abbiamo mutuato sono pezzettini qui e lì e non so ancora se in futuro intraprenderemo l'avventura steineriana "completa". Alcuni aspetti sono per così dire controversi: i bambini non finiscono per crescere in una favola? Non ne escono fuori strambi? Non si rischia di diventare dei fanatici? Certo dipende tutto da come e quanto uno sceglie di selezionare. Come per ogni altra cosa, molto credo dipenda dalle singole persone che gravitano attorno a questo o a ogni altro mondo (all'open day di una scuola Waldorf, abbiamo incontrato, nella stessa classe,
maestre in gamba e maestre diciamo con posizioni discutibili...).

Finora ho imparato che il concetto di apprendere può essere declinato anche in modi che, prima di diventare mamma, neanche consideravo. Quello che poi ne verrà fuori lo vedremo strada facendo. Un passo alla volta.



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2 commenti:

  1. Non conoscevo la pedagogia steineriana, ma molte delle cose che hai detto le ho fatte istintivamente, nel quotidiano, perché incarnano il mio pensiero e modo di vedere il mondo. Il rispetto dei tempi di apprendimento, la noia che non deve far paura e il valore dell'attesa, insieme alle attività manuali e di imitazione, come l'accudimento, la cucina, uguali per maschie e femmine, sono state e sono esperienze quotidiane. La scuola non so, è tutto un altro capitolo. Non ho mai pensato a un sistema scolastico diverso rispetto a quello tradizionale (più per mancata conoscenza), ma forse direi che per come sono fatta io sarebbe una scelta troppo radicale, un vivere in un mondo troppo diverso da quello in cui vive la maggior parte delle persone, anche se a dirla tutta io mi sento un pesce fuor d'acqua anche come genitore in una scuola tradizionale... sono un caso irreparabile.

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  2. Anche io ho letto molto sulla pedagogia steineriana e la trovo veramente affascinante, ho letto alcuni libri che si son o rivelati aiuti preziosi.

    Un abbraccio
    Flavia

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