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venerdì 16 gennaio 2015

Malattie e alimentazione, antroposofia è quasi magia...


Nell'ultimo post citavo la nostra pediatra antroposofica, da noi soprannominata 'la maga'. Questa pacata signora dai capelli argentati che parla sempre sussurrando ha dato il la a una serie di cambiamenti nella nostra vita di (mini)famiglia.


Lo scorso anno, prima di Natale, abbiamo iniziato lo svezzamento di Leonardo. Forte delle mia condizione di mamma alternativa, mi ero data ad approfondite letture sull'autosvezzamento. Per chi non la conoscesse, questa 'pratica' consiste nel nutrire il bambino che sia pronto al cibo, fin da subito, con alimenti da adulti, possibilmente sani (per intenderci non salsiccia e patatine). Da subito paste al forno, brasato e polenta, puré e pesce, uova al tegamino con asparagi e via dicendo. Questo nella convinzione che il pupo a un certo punto, verso i 6 mesi, sia pronto per passare dalla tetta alla forchetta senza passare per pappe e pappine intermedie.

Questa teoria all'epoca mi piacque assai, così decidemmo (si legga decisi) di applicarla. Cestinato il foglio della pediatra della Asl, iniziammo a proporre a a Leonardo ravioli, arrosti, legumi, salumi...Ma. Nel frattempo avanzava l'inverno e il piccolo inanellava un raffreddore dopo l'altro e febbri a distanza di una settimana. Ormai avevo il terrore di farlo avvicinare ad altri bambini, perchè ogni volta il suo radar capta-germi si attivava e tempo 24 ore il pupo si ritrovava con 39 di febbre e naso intasato. Senza contare che tra una malattia e l'altra il catarro non spariva.

Dopo un paio di mesi ero esasperata. Ma non volevo cedere agli antibiotici. Mi ricordai allora di una conversazione avuta all'epoca della gravidanza con una ex collega. "Tu che hai due bimbe e abiti nella mia zona, mi consiglieresti un pediatra?". "Mmm guarda, io vado da una un po' particolare, non so...". Forse la questione era caduta lì, ma la dicitura 'cosa particolare' lasciò un piccolo segno in me, come un promemoria. 

Dunque nel momento del bisogno vado a ripescare questo ricordo e chiamo la ex collega. "Mi dai il numero della fatidica dottoressa?" "Va bene, ma devo avvertirti, o la ami o la odi. Ha guarito il figlio di Cristina dalla broncopolmonite senza antibiotici. Io la adoro, ma molti  scappano a gambe levate dopo il primo incontro". Urca. Ok, dobbiamo andarci. 

Passa il week end e il lunedì suoniamo al citofono di questa presunta maga. Entriamo in una piccola oasi fiabesca, in una brutta zona di Milano (non che ce ne siano molte definibili belle, ma questa è un'altra storia). La pediatra vuole conoscere la storia di Leonardo e prende appunti su un foglio a penna, con una calligrafia indecifrabile (e tale rimane nelle sue prescrizioni!). Finito il racconto domanda: "E non va neanche al nido? Secondo me è un problema alimentare. Ricominciamo da capo". Ipse dixit. Alt a qualunque cibo che non siano cereali, verdure, mela e pera. "Ovviamente biodinamici". Ovviamente. E così anche per me che allatto. Ah, più una cura a lungo termine di ferrum silicicum e cichoria planta tota. Esco di lì con un groppo allo stomaco. Un fallimento come madre e come nutrizionista. Ma voglio tentare questa strada.

Il giorno dopo vado in spedizione in un negozio di prodotti naturali e bio e faccio incetta di pappe ai cereali di tutti i tipi. Reinverdisco i contatti con il gas (cui ci eravamo iscritti tempo prima, sull'ondata emozionale di Se niente importa di Safran Foer) e in casa nostra iniziano a entrare solo ortaggi biologici e piano piano anche tutto il resto inizia ad avere questa origine. 

Tempo un paio di mesi il catarro di Leonardo scompare e le malattie si diradano. Senza antibiotici o altro, semplicemente cambiando la dieta (abbiamo poi inserito piano piano altri alimenti, ma quasi niente carne e pesce) e utilizzando granuli e gocce a base di erbe. 

Neanche a dirlo io ne sono entusiasta. Ho iniziato a leggere sull'antroposofia, una filosofia ideata da Rudolf Steiner, che abbraccia vari ambiti, dalla medicina, alla pedagogia, all'agricoltura. 

Tornando all'alimentazione di Leonardo, la pediatra antroposofica sostiene che quello che ci vuole per un bimbo che si avvicina al cibo è l'estrema gradualità. Non quella del foglio classico una settimana pappa con solo brodo, poi verdure e poi carne e formaggio, tiè. Un eccesso di proteine animali fin da subito (ma anche più avanti) favorisce l'acuirsi dei processi infiammatori a carico dell'intestino (che è il nostro laboratorio di protezione dalle incursioni dei germi). L'organismo dunque si indebolisce e diventa più soggetto agli attacchi esterni. La risposta del corpo per eliminare questo eccesso è la macroproduzione di catarro. Come quella di Leonardo nei primi mesi di svezzamento.

Ovviamente Leonardo antroposofico non è immune dalle malattie. Ma si ammala in maniera decisamente più lieve e sporadica. La febbre sale raramente sopra 38° e si abbassa di solito in una giornata solo con l'ausilio di Belladonna/Chamomilla (niente più antipiretici o paracetamolo). L'organismo attiva con forza e da solo la risposta immunitaria. 

Considerato che in tre mesi e mezzo di nido ci saranno state solo un paio di episodi di raffreddori, allora forse c'è da pensare che la 'magia' funziona...




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